Indennita di 600 euro per marzo 2020

Indennita di 600 euro per marzo 2020

Indennita di 600 euro per marzo 2020. Approvato il decreto che riconosce ai professionisti iscritti alle Casse un’indennità di 600 euro per marzo 2020.

Indennita di 600 euro per marzo 2020

È stato approvato il decreto interministeriale (Ministero del Lavoro e Ministero dell’Economia) che riconosce ai professionisti iscritti alle Casse previdenziali private un’indennita di 600 euro per marzo 2020. Il decreto riserva a questa categoria di autonomi 200 dei complessivi 300 milioni di euro stanziati per il “Fondo per il reddito di ultima istanza”, istituito dall’art. 44 del D.L. cosiddetto “Cura Italia”. Fatti due conti quanto stanziato dovrebbe bastare per circa 330mila professionisti … Queste le indicazioni fornite dal provvedimento citato.

  • L’indennità è relativa (per ora) solo al mese di marzo e si potrà chiedere alla propria Cassa di appartenenza da mercoledì 1° aprile al 30 dello stesso mese; oltre questa data la richiesta sarà considerata inammissibile.
  • Al momento attuale (mattinata di martedì 31 marzo) i siti delle Casse riportano tutti indicazioni del tipo “siamo in attesa della pubblicazione del testo definitivo del D.M. attuativo, rilevando come dalla lettura della bozza in circolazione stiano emergendo una serie di criticità interpretative che interessano le diverse Casse: tali dubbi stiamo trasferendo ai Ministeri per quanto di loro competenza…”, ovviamente non pubblicando ancora i modelli delle domande da inoltrare: il consiglio è di tener monitorato il sito della propria Cassa per poter inoltrare detto modello (a partire comunque da domani) non appena sarà stato pubblicato e scaricato.
  • Per accedere al sussidio servono requisiti di reddito e l’evidenza del danno subito in relazione all’emergenza coronavirus (contrazione dell’attività e quindi dei compensi). Ma non solo: occorre anche aver adempiuto agli obblighi contributivi previsti per l’anno 2019, e quindi essere in regola coi versamenti.
  • Il decreto interministeriale fissa due livelli di reddito per l’accesso all’indennità di 600 euro: fino a 35mila euro e tra 35 e 50mila euro. Oltre tale importo l’indennità non è richiedibile. Partiamo dalla prima fascia: il decreto consente l’accesso ai professionisti che abbiamo percepito, nell’anno di imposta 2018, un reddito complessivo non superiore a 35mila euro, la cui attività sia stata limitata dai provvedimenti restrittivi emanati in conseguenza dell’emergenza coronavirus. Il reddito va considerato al lordo degli eventuali redditi di locazione soggetti a cedolare secca o al regime degli affitti brevi.  Seconda fascia: l’indennità spetta anche ai professionisti che abbiano percepito nell’anno di imposta 2018 un reddito complessivo compreso tra 35mila euro e 50mila euro e abbiano «cessato o ridotto o sospeso» la loro attività libero-professionale in conseguenza dell’emergenza coronavirus. Anche in questo caso il reddito va considerato al lordo degli eventuali redditi di locazione soggetti a cedolare secca o al regime degli affitti brevi. Si noti bene: il provvedimento parla per entrambi i casi di reddito complessivo (= somma di tutti i redditi) e non del solo reddito professionale. Viene poi precisato, per la seconda fascia, cosa si debba intendere per cessazione, riduzione o sospensione dell’attività: ● cessazione dell’attività: la chiusura della partita Iva, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020; ● riduzione o sospensione dell’attività lavorativa: una comprovata riduzione di almeno il 33% del reddito del primo trimestre 2020, rispetto al reddito del primo trimestre 2019. Per misurare la contrazione del primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 il reddito andrà individuato secondo il principio di cassa, e quindi come differenza tra i compensi percepiti e le spese sostenute nel periodo dell’attività.
  • L’indennita di 600 euro per marzo 2020 deve essere richiesta ad un solo ente previdenziale e per una sola forma di previdenza obbligatoria. L’istanza come detto deve essere presentata secondo lo schema predisposto dai singoli enti previdenziali e deve essere corredata dalla dichiarazione del lavoratore interessato, sotto la propria responsabilità:
    – di essere lavoratore autonomo/libero professionista, non titolare di pensione e di non essere già percettore delle indennità previste dal decreto «Cura Italia» (articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38 e 96 del Dl 18/2020,) né del reddito di cittadinanza;
    – di non aver presentato per il medesimo fine istanza ad altra forma di previdenza obbligatoria;
    – di aver percepito nell’anno di imposta 2018 un reddito non superiore agli importi fissati per l’accesso;
    – di aver chiuso la partita Iva, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 marzo 2020 o di aver subito una riduzione di almeno il 33% del reddito relativo al primo trimestre 2020 rispetto al reddito del primo trimestre 2019, o per i titolari di redditi inferiori a 35mila euro di rientrare tra le attività limitate per l’emergenza coronavirus.
  • Inoltre alla domanda deve essere allegata fotocopia del documento d’identità in corso di validità e del codice fiscale, nonché le coordinate bancarie o postali per l’accreditamento dell’importo relativo al beneficio. Si ribadisce: se non si rispettano tutte queste condizioni e/o se si presenta la domanda oltre il 30 aprile l’istanza sarà considerata inammissibile.
  • Gli enti di previdenza privati erogheranno l’indennità in base all’ordine cronologico delle domande presentate e accolte sulla base del procedimento di verifica della sussistenza dei requisiti per l’ammissione al beneficio.

L’invito, soprattutto per velocizzare la presentazione della domanda, è che ogni professionista si attivi per conto proprio, scaricando appena possibile il modello per la richiesta ed inoltrandolo autonomamente alla propria Cassa.

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